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Prin 2010-2011

Stato e forme di dominazione in Africa e nelle diaspore africane

Prin 2010-2011 – Unità locale

L'Unità locale si costituisce sulla base delle consolidate esperienze di ricerca e delle specifiche competenze dei suoi membri, riuniti nel Laboratorio di Etnologia costituito presso il Dipartimento di Scienze del Linguaggio e della Cultura dell'Università di Modena e Reggio Emilia. All'interno del progetto di ricerca “Stato, conflitto, pluralità in Africa”, l'Unità locale valorizzerà più particolarmente l'aspetto del rapporto tra lo Stato e le forme di dominazione, in Africa e nelle diaspore africane.

Aree

Le aree geografiche interessate direttamente dalla ricerca saranno quattro: l'Africa del Nord (Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco); l'Africa occidentale (Senegal, Costa d'Avorio, Ghana, Togo, Bénin); i Paesi sudamericani maggiormente segnati dalla presenza di consolidate diaspore nere (Brasile e Venezuela); l'Europa, in particolare quei Paesi che sono stati al centro di vasti imperi coloniali (Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania, Spagna, Portogallo, Italia). Ognuna di queste aree conserva la propria specificità e la propria tradizione di studi e sarà pertanto oggetto di indagini particolari e dettagliate da parte dei singoli componenti dell'Unità locale, ognuno dei quali valorizzerà un apporto personale specifico, derivante da consolidate esperienze di ricerca precedenti. Tuttavia, l'insieme di queste macroregioni, pur con evidenti diversità e specificità, costituisce storicamente uno spazio comunicante, anche se non omogeneo, all'interno del quale la circolazione di persone, idee e merci è una realtà plurisecolare (P. Gilroy; J.-L. Amselle; S. Gruzinski). Basti pensare a quel fenomeno di portata mondiale, vera e propria globalizzazione ante litteram, che è stato, per almeno quattro secoli, la tratta degli schiavi e che ha interessato maggiormente proprio le aree in questione (O. Pétré-Grenouilleu). L'Africa, il Mediterraneo, l'Europa e le Americhe costituiscono dunque da tempi storici uno spazio interconnesso la cui coerenza e continuità si mantiene nel tempo e va ben oltre le consuete divisioni areali che hanno segnato a lungo gli studi africanistici e non solo. Questo spazio di interconnessione costituisce una sorta di tela di fondo che dovrà essere tenuta nella dovuta considerazione anche nelle analisi svolte necessariamente su scala più ristretta, nazionale o regionale; queste analisi, pur focalizzandosi su un punto preciso, non dovranno perciò perdere di vista un contesto di reti e nodi sempre presente con le proprie influenze specifiche. È così, ad esempio, che le diaspore storiche, come anche le comunità più recenti di immigrati, costituiscono un riferimento sociale, culturale e economico attivo e presente, capace cioè di esercitare una potente forza di attrazione, specie per i giovani africani. Immaginaria o concreta, la presenza di comunità diasporiche agisce attraverso le reti familiari o comunitarie, ma anche attraverso i messaggi culturali veicolati da vecchi o nuovi mass media, esercitando un'influenza certa su chi vive al di fuori di esse. I flussi e movimenti di popolazione all'interno di questo rinnovato triangolo (Africa, Mediterraneo, Atlantico), di segno completamente diverso rispetto al “commercio triangolare” di epoca moderna, rimangono costanti e consistenti e sono rafforzati anche da “immaginari” culturali che avvicinano popolazioni in costante movimento. Le aree su cui si concentra il lavoro dell'Unità locale saranno pertanto affrontate sia nel loro specifico, sia in correlazione tra loro, con variazioni di scala secondo le esigenze della ricerca (J. Revel), ma sempre tenendo presente un contesto vasto e interrelato. Una dimensione peculiare della ricerca sarà inoltre quella, non necessariamente collegata con un singolo terreno, riguardante la memoria e le politiche memoriali, la museografia, il patrimonio, materiale e immateriale. Saranno così analizzate, da un lato le creazioni di musei e memoriali dedicati alla tratta e alla schiavitù, alle migrazioni, alle diaspore, alla storia degli imperi; dall'altro il più vasto tema della persistenza di eredità coloniali e dei tentativi di decolonizzazione dello sguardo, nei dibattiti sul patrimonio, e nelle politiche culturali museali e memoriali in atto nei centri dei dissolti imperi coloniali. Oltre che nelle aree più direttamente investite dalla ricerca sul campo, missioni di studio e di documentazione saranno inoltre effettuate presso biblioteche, archivi, istituti e centri di documentazione e ricerca specializzati, in Francia (Parigi, Aix-en-Provence), Gran Bretagna (Londra, Oxford), Germania (Berlino), Svizzera (Ginevra), Belgio (Bruxelles), Spagna (Madrid), Portogallo (Lisbona) e Italia (Roma, Vaticano). Saranno da prevedere anche missioni non ancora precisabili per seminari, conferenze e convegni, in Italia e all'estero. Tra i compiti dell'Unità locale rientra anche l'organizzazione di un seminario permanente sui temi della ricerca, in collegamento con l'attività didattica generale svolta presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, nei tre cicli di formazione presenti (Laurea di Base, Laurea Magistrale, Dottorato di Ricerca). I materiali del seminario, così come quelli prodotti dalla ricerca, potranno essere oggetto di pubblicazione, nella collana del Laboratorio di Etnologia o in altre sedi editoriali, comprese riviste internazionali.

 

Ricerca

Nelle diverse aree di pertinenza del progetto saranno compiute missioni di ricerca storiografica e etnografica sul campo e di studio in biblioteche, archivi e centri di documentazione e ricerca, avvalendosi anche del sostegno di istituzioni universitarie locali. Il tratto unificante dei diversi approcci e stili di ricerca messi in atto dai membri dell'unità locale è costituito da un approccio interdisciplinare, in grado di coniugare la dimensione storica e politologica con lo sguardo etnografico ravvicinato. Inoltre, un atteggiamento realmente interdisciplinare implica l'assunzione costante di una postura critica riguardo ai presupposti teorici delle diverse discipline coinvolte e la piena consapevolezza a proposito delle implicazioni extra-scientifiche della costituzione di specifici campi di sapere e della peculiarità della produzione di conoscenze relative ad aree soggette a dominazione coloniale (E. Said; P. Bourdieu). Una parte preponderante delle risorse sarà quindi destinata alle missioni sul campo che riguarderanno l'insieme delle aree oggetto di indagine. Nel Maghreb saranno svolte ricerche per indagare la trasformazione di quest'area-isola (B.D. Shaw) come storico spazio di connessione (regione-rete) fra l'Africa nera, il Mediterraneo e le più ampie reti globali, sin dalle mutazioni indotte dalle globalizzazioni coloniali. L'approccio dovrà considerare, in luogo del paradigma delle identità, la molteplicità di appartenenze che confluiscono nelle società maghrebine, dando conto, ad esempio, delle eredità delle diaspore “bianche” e “nere”, fra le altre del Maghreb (J. Dakhlia; M. Ennaji; A. Temimi; H. Rachik). Inoltre, in luogo del paradigma migratorio, si dovrà considerare la mobilità delle persone, analizzando partenze e ritorni alla luce della varietà delle ragioni e delle durate dei trasferimenti (M. Peraldi; J.-P. Cassarino). Studi di caso saranno selezionati per rilevare e indagare nuovi effetti delle accelerate connessioni globali sulle appartenenze (ad esempio religiose) e sulla coesione sociale, anche su base generazionale (O. Roy; E. Todd & Y. Courbage). Sempre sul tema della coesione sociale, un'attenzione specifica sarà rivolta alla questione della violenza di Stato e del superamento della violenza politica in contesto maghrebino (e delle ricomposizioni sociali post-conflict), a partire dal caso del Marocco (l'esperienza di giustizia transizionale del Marocco, 1999-2005, ha rappresentato una “prima assoluta” per il Mondo arabo). Come avvenuto anche in altri paesi arabi, la violenza di Stato si è risolta essenzialmente entro la cornice del sistema politico, senza che vi fossero associati profili etnici o religiosi; inoltre - e il dato è particolarmente significativo per riflettere sulla memoria storica e le politiche memoriali - la violenza politica è stata dilatata nel tempo sino a coinvolgere più generazioni (A.A. Na'īm & I. Amadiume). Per questi specifici aspetti, fra gli altri, le sperimentazioni e le riflessioni arabe su coesione sociale, memoria storica, violenza politica e aspettative di giustizia transizionale possono rappresentare un eccellente osservatorio per la valutazione di strategie di ricomposizione sociale e per il nuovo dibattito sulla statualità in Africa del Nord. Nell'Algeria soggetta al dominio coloniale francese - vero e proprio laboratorio per le esperienze successive - vi è stata una chiara consapevolezza, da parte delle élites tradizionali, del carattere illegittimo e violento dello Stato coloniale, a cui spesso si è tentato di resistere con la creazione di “califfati” autonomi o di Stati teocratici. Così è avvenuto anche nelle rivolte sahelo-sudanesi di Uthman Dan Fodio e El Hajji Umar Tall, nel movimento di Muhammad Ahmad (il Mahdi del Sudan) e in quello dei Senussi libici. In tutti questi episodi, l'azione più propriamente militare è stata sempre unita a un processo di riforma religiosa, che aveva come scopo principale quello di difendere la società e l'identità dei popoli sottomessi (G. Filoramo). In questo senso, un caso emblematico è dunque quello dell'Emiro Abd Al-Qadir (1808-1883), che tentò per una ventina d'anni (dalla spedizione francese del 1830 fino alla cattura nel 1847) di creare uno Stato autonomo nel sud dell'Algeria (B. Etienne); contemporaneamente però, attraverso lo studio e la divulgazione delle sue opere, l'Emiro tentò di mantenere viva la tradizione intellettuale della scuola di Ibn Arabi (m. 1240), di cui egli era un insigne rappresentante (Abd Al-kadir). Nel dibattito pubblico egiziano contemporaneo, l'emigrazione pone un problema essenziale, in un contesto di crescente nazionalismo. Attraverso l'analisi approfondita di un caso studio (un villaggio del Delta del Nilo), è possibile comprendere la portata delle conseguenze migratorie in ambiti rurali, in particolare facendo riferimento alla tematica della crisi dello Stato-nazione - nel caso dell'Egitto evidentemente accentuata dalla recente rivoluzione i cui effetti sono in larga misura ancora da decifrare - e del fallimento dei progetti di sviluppo in aree rurali. Sarà in particolare prestata attenzione al livello di appropriazione culturale mostrato da chi fa ritorno nel villaggio di origine, e ai cambiamenti sociali, culturali ed economici nei villaggi oggetto di analisi ravvicinata. In Africa occidentale saranno analizzati soprattutto gli aspetti legati allo Stato e alle forme di dominazione messe in campo all'interno del suo dispositivo di controllo. In un approccio di lunga durata sarà presa in esame la parabola della presenza dello Stato, in epoca precoloniale, durante la colonizzazione e nel periodo che ha fatto seguito alla stagione delle Indipendenze nazionali, fino all'odierna crisi dello Stato (C. Coquery-Vidrovitch; J.-F. Bayart; M. Mandani; B. Badie). In Africa occidentale, la forma Stato ha conosciuto una lunga storia interna, sempre accompagnata da guerra, violenza e schiavitù, dal cosiddetto Medioevo africano (dal V-VI secolo al XV secolo) agli Stati guerrieri e schiavisti del XIX secolo, quelli contro i quali si imporrà la colonizzazione. La complessa vicenda storica dell'imposizione dello Stato coloniale e delle sue peculiari istituzioni, avverrà anch'essa attraverso forme di conquista violenta e di dominazione spesso brutale. In particolare, nel corso della ricerca saranno esaminati i diversi sistemi coloniali, francese e britannico (J. Lombard), colti sia nelle fasi più propriamente violente (guerre di conquista, “pacificazione”) (T.C. Weiskel; M. Saul & P. Royer), sia in quelle di ordinaria amministrazione, esercitata attraverso dispositivi di dominazione che non rifuggono dal ricorso a violenze extra-legali e extra-giudiziarie e a regimi di eccezione, quali, ad esempio, l'indigénat nelle colonie francesi (O. Le Cour Grandmaison). L'intreccio perverso tra guerra e schiavitù (J. Bazin & E. Terray; M. Izard; C. Meillassoux; P. Manning; P. Lovejoy) sarà particolarmente analizzato a partire da casi specifici, fino alla dissoluzione della schiavitù da parte delle autorità coloniali, avvenuta in maniere particolarmente prudenti e ambigue, tali comunque da lasciare pesanti eredità tutt'ora al centro di divari sociali e politici.

La natura violenta della dominazione emerge poi, forse al massimo grado, nella costituzione delle diaspore africane collegate alla tratta atlantica degli schiavi (dal XV al XIX secolo). Oggi, a più di un secolo dalla definitiva soppressione della schiavitù coloniale, le diaspore nere nelle Americhe si presentano in forme profondamente mutate, dove prevale la rivendicazione, perfino l'orgoglio di identità stigmatizzate, spesso usate come risorse sociali e politiche per l'autoaffermazione, in contesti nei quali, lungo la linea del colore, coesistono forme di esclusione e discriminazione e forme di valorizzazione delle differenze.

Nel caso del Brasile, ad esempio, lo Stato ha accolto una parte delle istanze identitarie e politiche nate dalle rivendicazioni di uguaglianza sociale di gruppi storicamente oppressi (indigeni e discendenti di africani, Guimarães). Sono state così promulgate leggi volte a favorire trasformazioni culturali e socio-economiche, anche attraverso politiche di azione affermativa, che mirano a includere la popolazione di origine africana nella costante crescita del Brasile e a riconoscerne il ruolo nella sua formazione (Santos & Lobato). Lo Stato brasiliano ha avviato inoltre una serie di accordi con Stati africani per la rinascita, su nuove basi e direzioni, dello scambio di persone, idee e merci tra le due sponde dell'Atlantico. Queste iniziative comportano importanti trasformazioni sia nella società brasiliana, sia nel ruolo del Brasile sullo scenario internazionale. Da una parte, infatti, si assiste alla crescita di una nuova classe media nera, che si riconosce anche nei circuiti culturali dell'Atlantico nero, e dall'altra al tentativo di ridisegnare i rapporti geopolitici mettendo al centro interessi economici attuali e riconoscimenti di debiti contratti durante l'epoca coloniale (Figueiredo, Sansone). Si tratta dunque di indagare come le differenze culturali e le relazioni di dominio nate nell'epoca coloniale siano oggetto di forme di riappropriazione e manipolazione sia da parte dei gruppi storicamente dominati sia da parte dello Stato e dei suoi progetti per nuove forme di egemonia politico-culturale ed economica.

Al contempo, lo Stato, in alcuni casi, favorisce le rivendicazioni identitarie stimolando auto-definizioni differenziate di categorie sociale (neri o indigeni) e assegnando finanziamenti e privilegi ai gruppi stigmatizzati. Certi governi, soprattutto quelli populisti e di sinistra, come nel caso del Venezuela, evocano genealogie di discriminazione e miseria per poi supplire con politiche appropriate che accompagnano il riconoscimento alla stipula di legami clientelari.

Tuttavia, l'Africa non ha solo fornito milioni di persone alla diaspora americana o, in tempi più recenti, all'immigrazione europea. In epoca coloniale e post-coloniale, l'Africa nel suo insieme ha anche accolto popolazioni provenienti da altri continenti, che si sono imposte sul popolamento precedente (arabizzazione del Nord Africa) o hanno costituito diaspore interne, perlopiù asiatiche (Indiani, Siriani, Libanesi in epoca coloniale, Cinesi nell'ultimo decennio) o europee (colonie di popolamento, fenomeno degli “espatriati”). Per non parlare poi delle diaspore commerciali che da tempi storici si sono disseminate all'interno del continente, mettendone in collegamento le diverse aree ecologiche, economiche e culturali.

Strettamente intrecciate con la costituzione e legittimazione degli Stati e dei nuovi soggetti politici sovranazionali, con i temi della cittadinanza e del riconoscimento di identità e differenze dotate di significati sociali, le politiche della memoria e del patrimonio si presentano come un campo di particolare interesse per indagare le persistenze degli immaginari e delle relazioni di tipo coloniale, così come le profonde trasformazioni che li investono nel mondo contemporaneo. La dimensione della memoria, spesso musealizzata o comunque istituzionalizzata (leggi memoriali, commemorazioni ufficiali, ecc.), sarà presa in considerazione, specie in relazione alla patrimonializzazione e alla creazione di musei consacrati alle migrazioni, alla schiavitù, alla colonizzazione, che sono stati o stanno per essere realizzati nelle ex colonie (Africa Occidentale, Americhe), come anche nei paesi colonizzatori (Europa). Una particolare attenzione sarà dedicata alle politiche delle istituzioni sovranazionali, in particolare l'UNESCO, volte alla creazione di nuovi oggetti e contesti patrimoniali (il patrimonio immateriale, l'umanità come soggetto, le differenze culturali come valore universale) (G. Ciarcia; J. Clifford; I. Karps & C.A. Krats; C. Bortolotto).

 

 

Dipendenza, lavoro, diritti

Dipendenza, lavoro, diritti. Prospettive comparative

Programma di ricerca scientifica di rilevante interesse nazionale – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Anno 2004

A partire da un nucleo tematico forte ravvisabile nella nozione di dipendenza, il progetto di ricerca dell’unità locale costituita presso l'Università di Modena e Reggio Emilia si allarga ad aree tematiche contigue, fortemente caratterizzate in senso “contemporaneo”, pur rispettando un impianto di ricerca e di riflessione teorica ispirato da una prospettiva di lunga durata che affonda le sue radici nell’Europa moderna.

Il nucleo di intereresse fondamentale è costituito dunque dai rapporti di “dipendenza personale”, coagulo di una fitta rete di tematiche assolutamente centrali nella definizione dei processi di individuazione, nella circoscrizione della sfera del lavoro, nell’accesso ai diritti, in particolare ai diritti di cittadinanza.

All’interno del gruppo di ricerca sarà condotta una analisi teorica nella lunga durata e nei diversi contesti culturali e geografici delle forme ‘ordinarie’ della dipendenza personale: dipendenze familiari (rapporto giovani / anziani; rapporti di genere; socializzazione e educazione dell’infanzia); dipendenze comunitarie (rapporto individuo / gruppo – lignaggio, villaggio, tribù…; fenomeni di neo-comunitarismo riferibili alle nuove società multiculturali); dipendenze economiche (in ambiti lavorativi e no); appartenenze identitarie; rapporti clientelari, in epoca moderna e contemporanea.

Le aree geografiche e culturali interessate dal progetto di ricerca sono l’Africa occidentale (Sénégal, Mauritania, Costa d’Avorio, Ghana, Bénin), l’Africa centrale (Ruanda), il Medio Oriente (Giordania), gli ambiti di immigrazione in Italia. In tutti questi paesi sono previste missioni di ricerca sul campo. Missioni di ricerca bibliografica e archivistica saranno inoltre condotte in Italia, Francia, Spagna, Olanda e Gran Bretagna.